Il DIY (abbreviazione di Do It Yourself, equivalente dell’italiano fai da te) è un’etica nata e diffusa all’interno della cultura punk, che propugna il rifiuto per le major della distribuzione musicale, ritenute capitaliste promuovendo la formazione di etichette indipendenti con cui pubblicare i propri album. Dall’autoproduzione dei dischi poi l’etica del DIY si è anche espansa, per abbracciare sempre più aspetti della vita quotidiana e della commercializzazione. (cit. Wikipedia)

Il settore delle sigarette elettroniche ha adottato ben presto il termine DIY per indicare la pratica di “autoproduzione” dei liquidi da svapo che se vogliamo, si contrappone all’utilizzo dei cosiddetti liquidi pronti all’uso.

Quali sono le differenze, i vantaggi e gli svantaggi tra le due metodologie in fatto di e-liquid?

I liquidi pronti all’uso godono sicuramente del vantaggio indiscutibile dell’immediatezza di utilizzo e della vasta scelta a disposizione del vaper; di contro sono (almeno in teoria) più costosi dei liquidi ottenuti con il fai da te.

Il fai da te invece, gode di un iniziale vantaggio in termini economici, ma soffre un pochino in fatto di scelta e presuppone tanta pazienza e passione.

La pratica del DIY nello svapo è caratterizzata da quattro fondamentali elementi o fasi:

  1. La base
  2. Gli aromi
  3. Gli additivi
  4. La maturazione

Nelle pagine di questa sezione ho preso in analisi ciascuno di questi elementi per illustrare al meglio in cosa consiste il DIY nello svapo.